Aborto

Pubblicato il 18/10/2011
da Virginia

Qualche giorno fa, vi abbiamo parlato della grande manifestazione che si è tenuta a Managua, in occasione della Giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e nei Caraibi. Abbiamo visto qualche immagine di quel grande fiume di colori che ha letteralmente invaso questa città del Nicaragua.

Pubblicato il 29/09/2011
da Laura R.

Ogni azione di solidarietà è importante. Il Nicaragua si trova in una situazione difficile per quanto riguarda la violenza sulle donne. L’impunità è la norma e sono troppi gli ostacoli per ottenere giustizia. Ogni sostenitore di Amnesty che invia una cartolina, una farfalla, una lettera ci da la forza per continuare a combattere per i diritti delle ragazze e delle donne non solo in Nicaragua, ma anche altrove ”.

Ana María Pizarro ieri, 28 settembre, ha percorso le strade di Managua , sostenendo il messaggio della sua associazione, SI Mujer, e delle tante che in Nicaragua si battono per il rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi di donne e ragazze.

Parrucche colorate, maschere, cartelli e le nostre 50.927 farfalle della solidarietà : in occasione della Giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto in America Latina e nei Caraibi, un fiume di colori ha invaso questa città, sfilando fino alla sede delle Nazioni Unite per chiedere al governo di abrogare la legge del 2007 che proibisce l’aborto in ogni circostanza, anche quello terapeutico e anche quando la donna rischia di morire.

Pubblicato il 02/09/2011
da Laura R.

Crediamo che il simbolo della farfalla sia la dimostrazione che per ognuna di noi ci sono migliaia di persone in ogni parte del mondo che ci sono accanto nella battaglia. Questa azione di solidarietà tra così tanti paesi e tante persone è un grande lavoro di Amnesty che spero prosegua diventando ancora più forte" .

Martha Munguia, coordinatrice dell’Alleanza nicaraguense dei centri per le donne

Dal 28 maggio a oggi, quasi 50.000 farfalle raccolte : questa è una vera dimostrazione di solidarietà alle donne e alle ragazze del Nicaragua!

Pubblicato il 20/06/2011
da Laura R.

Già conoscete la storia di Connie ; aveva solo 9 anni quando il padre ha iniziato ad abusare sessualmente di lei. Come Connie, almeno altre 14.337 ragazze e donne , in gran parte minorenni, dal 1998 al 2008, hanno subito violenza sessuale e l’hanno denunciata .

Molte  donne e ragazze sopravvissute a uno stupro in Nicaragua devono fare i conti con la paura di essere stigmatizzate , di essere tacciate come colpevoli della violenza subita e di essere emarginate. Spesso vengono lasciate completamente sole ad affrontare le conseguenze di queste violenze, tra cui il trauma della gravidanza. Chi decide di proseguire la gravidanza non ha alcun sostegno finanziario ; chi non vuole portare avanti la gravidanza non ha alternativa , perché una legge del 2008 considera reato l'aborto in qualsiasi circostanza , anche quando la gravidanza è la conseguenza di uno stupro o di un incesto.

Per essere al fianco di queste donne e ragazze, Amnesty International ha lanciato un’azione di solidarietà a livello mondiale .

Pubblicato il 09/10/2009
da Virginia

C'è solo un modo per descrivere quello che abbiamo visto in Nicaragua: orrore profondo. Bambine costrette a portare in grembo bambine, donne incinte cui vengono negate cure essenziali per salvare le loro vite.
Kate Gilmore, vice Segretaria generale di Amnesty International

In Nicaragua dal luglio del 2008 vige il divieto assoluto di abortire . Il nuovo codice penale prevede pene detentive per le donne e le ragazze che cercano di interrompere la gravidanza e per gli operatori sanitari che forniscono servizi associati all'aborto.

Dall’entrata in vigore del nuovo codice penale, in Nicaragua non esistono alternative per una bambina di 10 anni rimasta incinta a seguito di uno stupro . Né ha scelta una donna ammalata di cancro o di malaria o che ha contratto il virus dell’Hiv/Aids, se non quella di accettare di non poter ricevere le cure mediche adeguate se queste possono danneggiare o causare la morte dell’embrione o del feto. Quale altra opzione ha una dottoressa a cui si presenti una donna incinta che rischia la morte del feto, se non quella di dirle che dovrà comunque portare a termine la gravidanza, nonostante sia consapevole delle devastanti conseguenze fisiche e psicologiche? Come potrà una donna che ha perso un bambino vivere il suo dolore senza essere costretta dimostrare che il suo è stato un aborto spontaneo e non procurato ?