Shell

Pubblicato il 04/02/2013
da Laura R.

Il 30 gennaio un tribunale distrettuale olandese dell'Aia si è pronunciato sulla responsabilità della Royal Dutch Shell per l'inquinamento prodotto dalla sua sussidiaria la Shell Petroleum Development Company (SPDC) nel delta del fiume Niger, in Nigeria. La causa contro la Shell era stata intentata nell’ottobre dello scorso anno da quattro contadini nigeriani originari dell'Ogoniland,   supportati dall'associazione ambientalista  Friends of the Hearth International con l’accusa di aver inquinato campi coltivati e corsi d'acqua dei villaggi di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo fra il 2004 e il 2007. 

Solo un ricorrente su quattro ha vinto e otterrà un risarcimento da parte dell’azienda. Una buona notizia perché per la prima volta nella storia, una vittima degli abusi della Shell in Nigeria è riuscita ad aggirare tutti gli ostacoli per avvicinarsi a qualcosa che somiglia alla giustizia. Eppure di strada ce n’è ancora tanta da fare, leggiamo una valutazione della sentenza – riportata integralmente - della nostra collega Audrey Gaughran, direttrice del Programma Africa di Amnesty International.

Pubblicato il 19/12/2012
da Laura R.

Amnesty International e l’Ong nigeriana Serap hanno accolto positivamente la rivoluzionaria sentenza emessa il 16 dicembre da sei giudici della Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Si tratta di un momento importante perché per la prima volta un governo e delle aziende sono chiamate a rendere conto dell’inquinamento.

Nel caso Serap versus Nigeria (iniziato nel 2009), la Corte ha giudicato all'unanimità il governo nigeriano responsabile per gli abusi commessi da parte delle aziende petrolifere e chiarisce che il governo è tenuto a chiedere conto alle aziende del loro operato. 

Pubblicato il 13/12/2012
da Laura R.

Il nuovo rapporto indipendente dell'Università di Essex , intitolato “Corporate liability in a new setting: Shell and the changing legal landscape for the multinational oil industry”, pubblicato il 10 dicembre, richiama l'attenzione sulle numerose responsabilità legali che la Shell ha maturato negli ultimi decenni a causa dello spaventoso impatto che le sue attività hanno avuto nel Delta del Niger. E per Amnesty International è sempre più vicino il giorno in cui l’azienda verrà legalmente perseguita.

Pubblicato il 09/11/2012
da Laura R.

Domani ricorre un anniversario importante e allo stesso tempo tragico: il 10 novembre 1995, Ken Saro Wiwa , artista, poeta e attivo ambientalista veniva messo a morte dallo stato nigeriano per aver aiutato la popolazione degli ogoni a chiedere giustizia per i danni ambientali causati dalla Shell.

A distanza di 17 anni dalla sua morte, qualcosa sembra stia per cambiare nella vita di chi in Nigeria ha perso tutto a causa dell’industria petrolifera: l’11 ottobre, presso un tribunale dell'Aja si è svolta la prima udienza relativa alla causa civile contro la compagnia petrolifera Shell presentata da quattro contadini della regione del delta del Niger, in Nigeria, e da Friends of the Earth Olanda .

Nel 2008, gli avvocati di Friends of the Earth Olanda e quattro contadini, avevano denunciato la Shell per aver inquinato campi coltivati e corsi d’acqua presso i villaggi ogoni di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo a causa di una serie di fuoriuscite di petrolio avvenute fra il 2004 e il 2007. Le accuse erano dirette sia alla consociata nigeriana Shell Petroleum Development Company (Spdc) sia alla Royal Dutch Shell.

Pubblicato il 07/11/2011
da Samanta

La Shell ha finalmente ammesso le sue responsabilità nella devastazione del territorio del Delta del Niger , ma le operazioni di bonifica tardano a cominciare e rischiano addirittura di arenarsi.
La corporation imputa a una mancanza di sicurezza nel paese il ritardo nell’avvio della bonifica. Nel frattempo la popolazione del Delta del Niger continua a vivere in un territorio insalubre , dove la pesca e l’agricoltura non sono più praticabili e dove vivere è diventato impossibile.
Al Jazeera si è occupata della vicenda e ha intervistato Audrey Gaughran di Amnesty International.

Pubblicato il 27/08/2010
da Virginia

Secondo i dati resi pubblici da un funzionario del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Unep) sulle fuoriuscite di petrolio nello stato nigeriano dell’Ogoniland, queste dipenderebbero al 90 per cento da sabotaggio e attività criminali e solo per il 10 per cento da difetti degli impianti e negligenza   delle compagnie petrolifere , tra cui la Shell.

Da anni le organizzazioni ambientaliste e le comunità locali contestano questi dati. E anche Amnesty International ritiene che manchino di credibilità, in quanto la fonte sono le agenzie statali nigeriane che, nel corso delle inchieste sulle perdite di petrolio, vengono fortemente condizionate dalle compagnie.

Pubblicato il 04/06/2010
da Laura R.

Il 18 maggio scorso, i nostri colleghi di Amnesty Olanda hanno consegnato all’amministratore delegato della Shell, Peter Voser (nella foto), le oltre 175.000 firme raccolte in questi mesi sulla petizione che chiedeva la bonifica completa di tutti i siti inquinati dal petrolio nel Delta del Niger e la pubblicazione delle informazioni sull'impatto delle operazioni petrolifere sull'ambiente e sui diritti umani.

La consegna è avvenuta durante l’assemblea degli azionisti Shell . Prima dell’inizio dell’assemblea, a tutti i soci è stato consegnato materiale informativo sulle attività della Shell nel Delta del Niger, dove la compagnia petrolifera ha numerosi giacimenti di petrolio. Qui, l'inquinamento da petrolio continua a danneggiare le risorse fondamentali per la sussistenza delle comunità, come l'agricoltura e la pesca. Inoltre, raramente le persone vengono informate sulle possibili conseguenze delle attività petrolifere sull'ambiente e sui diritti umani.

Pubblicato il 08/10/2009
da Virginia

100 i giorni che abbiamo dato a Peter Voser, amministratore delegato della Shell, per impegnarsi pubblicamente a bonificare tutti i siti contaminati dal petrolio; 4400 le cartoline che gli abbiamo inviato e 2635 le firme che abbiamo raccolto online.
Proprio oggi scadono i suoi primi 100 giorni di mandato e, nell’attesa che l’amministratore delegato risponda alle nostre richieste , vogliamo parlare ancora di petrolio, Nigeria e violazioni dei diritti umani.

Questa volta, però, non chiamiamo in causa la Shell ma l’azienda italiana Eni Spa , che opera nel paese attraverso la consociata Nigerian Agip Oil Company.

Pubblicato il 07/10/2009
da Virginia

Una contadina di Ikot Ada Udo nelle vicinanze di un pozzo di petrolio che ha inondato i suoi campi. ©Kadir van Lohuizen Nel Delta del Niger, se sei un pescatore devi remare quattro ore per arrivare in acque dove il pesce non odora di petrolio grezzo . Se vivi ad Akala Olu rischi di non vedere mai il buio perché le torce di gas sprigionate dagli impianti dell’Agip creano una luce perenne . Se la tua casa è vicino a un pozzo di petrolio, è molto probabile che per una fuoriuscita l’aria puzzi per giorni di petrolio e gas , che tu non riesca a respirare o che sul tuo corpo compaiano lesioni cutanee. Se vivi a Oloibiri, Ikarama, Oruma o in tanti altri villaggi del Delta del Niger, sei costretto a bere, cucinare e lavarti con acqua inquinata . Se avessi abitato a Bodo il 28 agosto 2008, avresti visto una conduttura dell’oleodotto del Trans Niger incendiarsi e una fuoriuscita di petrolio riversarsi nella baia per ben due mesi; avresti anche potuto vedere come la Shell , responsabile dell’incendio, non solo non ha interrotto immediatamente il riversamento ma, addirittura, è arrivata dopo otto mesi nel tuo villaggio per portarti scorte di cibo clamorosamente insufficienti !
Se fossi uno dei 31 milioni di abitanti del Delta del Niger questa sarebbe la tua quotidianità!

Pubblicato il 04/09/2009
da Virginia

Il breve documentario racconta la storia della nascita di un movimento non violento per i diritti umani e la giustizia ambientale.