Responsabilità delle aziende

Pubblicato il 04/03/2013
da Laura R.
 
Dopo che la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito, il 25 luglio 2012, la responsabilità dell'Ecuador per aver violato il diritto della comunità sarayaku a essere consultata, questi hanno avviato una nuova campagna affinché il governo attui la sentenza in modo completo e tempestivo.
 
Tra le azioni da intraprendere c’è anche quella più urgente di rimuovere le 1,4 tonnellate di esplosivo sepolte nel sottosuolo . La battaglia che queste 1200 persone portano avanti da oltre 10 anni sfidando il potere del governo e quello di una compagnia petrolifera argentina, è fondamentale per salvare le loro tradizioni e la foresta pluviale in cui abitano. 
Pubblicato il 04/02/2013
da Laura R.

Il 30 gennaio un tribunale distrettuale olandese dell'Aia si è pronunciato sulla responsabilità della Royal Dutch Shell per l'inquinamento prodotto dalla sua sussidiaria la Shell Petroleum Development Company (SPDC) nel delta del fiume Niger, in Nigeria. La causa contro la Shell era stata intentata nell’ottobre dello scorso anno da quattro contadini nigeriani originari dell'Ogoniland,   supportati dall'associazione ambientalista  Friends of the Hearth International con l’accusa di aver inquinato campi coltivati e corsi d'acqua dei villaggi di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo fra il 2004 e il 2007. 

Solo un ricorrente su quattro ha vinto e otterrà un risarcimento da parte dell’azienda. Una buona notizia perché per la prima volta nella storia, una vittima degli abusi della Shell in Nigeria è riuscita ad aggirare tutti gli ostacoli per avvicinarsi a qualcosa che somiglia alla giustizia. Eppure di strada ce n’è ancora tanta da fare, leggiamo una valutazione della sentenza – riportata integralmente - della nostra collega Audrey Gaughran, direttrice del Programma Africa di Amnesty International.

Pubblicato il 29/01/2013
da Virginia
Il World Economic Forum 2013 si è appena concluso. Oltre 1000 ospiti, leader politici e religiosi e , rappresentanti delle organizzazioni internazionali, studiosi ed economisti di fama mondiale hanno discusso di crisi economica mondiale ma anche povertà e violazioni dei diritti umani.
Leggi il post di Martina Rogato del Coordinamento diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International.

 

Pubblicato il 21/12/2012
da Laura R.

Il 16 dicembre scorso, a Genova, abbiamo ricevuto un premio importante . Si tratta del premio internazionale “la ragazza di Benin City” , che dal 2002 il Progetto la ragazza di Benin City (a cura di Claudio Magnabosco e Isoke Aikpitanyi) assegna ogni anno a persone, enti e associazioni che hanno contribuito alla lotta contro la tratta e per la realizzazione dei diritti umani.

Pubblicato il 19/12/2012
da Laura R.

Amnesty International e l’Ong nigeriana Serap hanno accolto positivamente la rivoluzionaria sentenza emessa il 16 dicembre da sei giudici della Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale (Ecowas). Si tratta di un momento importante perché per la prima volta un governo e delle aziende sono chiamate a rendere conto dell’inquinamento.

Nel caso Serap versus Nigeria (iniziato nel 2009), la Corte ha giudicato all'unanimità il governo nigeriano responsabile per gli abusi commessi da parte delle aziende petrolifere e chiarisce che il governo è tenuto a chiedere conto alle aziende del loro operato. 

Pubblicato il 13/12/2012
da Laura R.

Il nuovo rapporto indipendente dell'Università di Essex , intitolato “Corporate liability in a new setting: Shell and the changing legal landscape for the multinational oil industry”, pubblicato il 10 dicembre, richiama l'attenzione sulle numerose responsabilità legali che la Shell ha maturato negli ultimi decenni a causa dello spaventoso impatto che le sue attività hanno avuto nel Delta del Niger. E per Amnesty International è sempre più vicino il giorno in cui l’azienda verrà legalmente perseguita.

Pubblicato il 09/11/2012
da Laura R.

Domani ricorre un anniversario importante e allo stesso tempo tragico: il 10 novembre 1995, Ken Saro Wiwa , artista, poeta e attivo ambientalista veniva messo a morte dallo stato nigeriano per aver aiutato la popolazione degli ogoni a chiedere giustizia per i danni ambientali causati dalla Shell.

A distanza di 17 anni dalla sua morte, qualcosa sembra stia per cambiare nella vita di chi in Nigeria ha perso tutto a causa dell’industria petrolifera: l’11 ottobre, presso un tribunale dell'Aja si è svolta la prima udienza relativa alla causa civile contro la compagnia petrolifera Shell presentata da quattro contadini della regione del delta del Niger, in Nigeria, e da Friends of the Earth Olanda .

Nel 2008, gli avvocati di Friends of the Earth Olanda e quattro contadini, avevano denunciato la Shell per aver inquinato campi coltivati e corsi d’acqua presso i villaggi ogoni di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo a causa di una serie di fuoriuscite di petrolio avvenute fra il 2004 e il 2007. Le accuse erano dirette sia alla consociata nigeriana Shell Petroleum Development Company (Spdc) sia alla Royal Dutch Shell.

Pubblicato il 02/10/2012
da Laura R.

Diverse volte vi abbiamo parlato della vicenda dei dongria khond, le 8500 persone, che da anni convivono con una raffineria di alluminio di una multinazionale e da altrettanto tempo si battono per i loro diritti, per preservare e difendere le loro terre, sacre e fonti di vita.

In questi anni la loro vicenda si è arricchita di diverse vicende giudiziarie – passi avanti nella loro battaglia – ma gli effetti delle raffineria sulle loro vite sono continuati .

Alcuni hanno venduto le terre alla raffineria, perdendo così i mezzi di sussistenza e hanno contratto malattie a causa dell’inquinamento di aria e acqua. Quelli che hanno avuto il coraggio di protestare sono stati arrestati e imprigionati.

Pubblicato il 25/09/2012
da Virginia

 

“I miei bambini avevano gli occhi rossi e la febbre. sentivano freddo, uno aveva la diarrea. Hanno avuto la febbre per almeno due settimane”.

Jérôme Agoua, presidente dell’associazione delle vittime del disastro tossico di Abobo-Plaque, era ad Abidjan il 20 agosto 2006 quando, come tante altre persone che vivevano nella capitale della Costa d’Avorio, si è svegliato con l’odore nauseabondo dei rifiuti tossici riversati in diverse parti dalla multinazionale Trafigura.

Già conoscete questa storia di reati da parte della multinazionale britannica, di violazioni dei diritti umani e di incapacità dei governi nel proteggere le persone e l’ambiente. Più volte su questa community abbiamo parlato delle oltre 100.000 persone che nei giorni successivi al riversamento hanno riempito, terrorizzati, gli ospedali perché avevano nausea, mal di testa, irritazione agli occhi e bruciori. Abbiamo seguito le vicende giudiziarie della Trafigura , che è stata giudicata colpevole da un tribunale olandese per esportazione illegale di rifiuti tossici, ma non è stata mai accusata di ciò che ha riversato nel paese dell’Africa occidentale.