Voci anticonformiste dal convegno rom

  Il 13 marzo a Roma si è tenuto il   convengo “Il ruolo delle donne rom nalla tutela dei diritti umani in tempi di crisi economica” . Insieme   a quattro attiviste per i diritti dei rom, da Italia, Romania e Spagna, abbiamo parlato delle problematiche che le donne rom affrontano in Europa, in particolare in questi tre paesi.

Vorremo condividere con voi il pensiero che una di queste attiviste, Beatriz Carrillo, dalla Spagna, ha voluto lasciarci:

“La donna rom in Europa e nel mondo soffre una discriminazione multipla; per cui qualsiasi azione politica mirata a sostenere la popolazione rom deve tenere in conto soprattutto della inclusione della donna rom in tutti gli ambiti della società. Ma questo percorso deve essere intrapreso e deciso da noi, senza intermediari o tutele di alcun tipo, ma invece con l’aiuto e il sostegno di tutti i settori. La donna rom deve essere la protagonista e la sostenitrice del proprio destino. 

La nostra realtà non appare nei libri di testo; negano la nostra esistenza e cultura e la nostra lingua è scomparsa a causa delle politiche persecutorie del passato.

Per colmare questa lacuna, ora, occorre seguire due strade: il riconoscimento culturale e il miglioramento delle condizioni dei cittadini rom che si trovano nelle situazioni peggiori. Non possiamo continuare a camminare verso un’ Europa che perde di vista la sua identità e il suo ruolo di garante per il rispetto dei diritti umani, che rifiuta e persegue la minoranza più importante che vive sul suo territorio.

Con la crisi economica, quello che prima veniva fatto di nascosto ora viene approvato nelle assemblee legislative con leggi disciminatorie contro le donne e gli uomini rom . Oggi si permette ai gruppi estremisti di far parte di governi “democratici” che perseguono palesemente i cittadini rom. Dall’altra parte l’Unione europea deve condannare e sanzionare i paesi che adottano queste misure antidemocratiche e disumane ma non lo fa, anzi, godono di totale impunità nel fare con noi quello che è stato fatto in tempi passati e che noi non dimentichiamo.

Perciò, il ruolo dei movimenti sociali nella promozione della donna rom è stato tanto vitale e importante nel risvegliare le coscienze che oggi possiamo dire che stiamo dimostrando che non ci fermeremo, non ci rassegneremo al fatto che continuino a condannarci a un destino fatale.

Tuttavia ci troviamo ad affrontare i peggiori germi di una discriminazione terribile che hanno mutilato le possibilità di molte nostre sorelle in paesi come Italia, Ungheria, Slovacchia ... calpestando i diritti più fondamentali della nostra cittadinanza. Non siamo solo stanchi della condanna sociale, vogliamo giustizia e sanzioni per le pratiche disumane contro le donne rom .

Se vogliamo parlare di una vera società europea forte e democratica dobbiamo lavorare insieme contro le politiche disumane, razziste e discriminatorie. L’Europa deve dimostrare molto, che il fattore economico e il sistema capitalista feroce non deve venire prima del concetto di cittadinanza, le regole del gioco devono cambiare fortemente, perché questo sistema dominante è insostenibile; pensiamo a come stanno spingendo sull’orlo del precipizio migliaia e migliaia di cittadini e cittadine affinché altri possano vivere sulle loro spalle accumulando ricchezze a spese della sofferenza sociale. Se la situazione è difficile per tutti, è allarmante per le donne e gli uomini rom ; stiamo tornando indietro a un passato orribile e dobbiamo bloccarlo.

L’Europa deve sapere che ci sono cittadini europei che, per il fatto di essere rom o dell’ ex Jugoslavia risultano non appartenere a nessun paese visto che non hanno documenti d’identità . Che ci sono donne costrette alla sterilizzazione in Slovacchia e partiti di estrema destra in Ungheria. come gli Jobbik, che commettono atti violenti contro i rom e addirittura in alcuni casi omicidi.

Il mio ringraziamento va ad Amnesty International per il gran lavoro che porta avanti. Un esempio da seguire, perchè il sistema dominante deve cambiare e implementare modelli alternativi come quelli forniti dalle Ong. Durante il convegno di questi giorni ho ascoltato le autorevoli voci delle donne rom che affrontano giorno dopo giorno la lotta contro le disuguaglianze e la discriminazione .  Una storia muta che ogni giorno è più udibile, più visibile e più tangibile. Voci anticonformiste, è il secolo della donna rom. Affermiamo con energia che non ci adattiamo e non ci rassegnamo a questo destino fatale che alcuni vogliono assegnarci. Questo non è il nostro ruolo nè la nostra storia, ci ribelliamo contro queste menti contorte.

Le donne rom che hanno partecipato al convegno di Amnesty International rafforzano la mia convinzione che la nostra sfida è impareggiabile. Ho provato una doppia emozione contraddittoria, di allegria e rabbia. La prima è legata alla consapevolezza dei sforzi che facciamo per migliorare la nostra situazione e il nostro amore per la libertà come simbolo della nostra cultura.  E la seconda è legata al fatto di dover affrontare giorno dopo giorno le ingiustizie alle quali sottopongono il mio popolo, le donne, i bambini e le bambin e. Iingiustizie che pregiudicano le loro possibilità di sviluppo e futuro. Hanno soffocato la felicità di un popolo che non ha mai creduto in frontiere, guerre né nella cupidigia di accumulare ricchezze; al contrario noi siamo un popolo che ama la propria gente, che si fa portavoce della cooperazione, della solidarietà, del rispetto e della libertà ”. 

 

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