Il verdetto sulla Shell: la notizia buona, quella cattiva e la continua ricerca di giustizia

Il 30 gennaio un tribunale distrettuale olandese dell'Aia si è pronunciato sulla responsabilità della Royal Dutch Shell per l'inquinamento prodotto dalla sua sussidiaria la Shell Petroleum Development Company (SPDC) nel delta del fiume Niger, in Nigeria. La causa contro la Shell era stata intentata nell’ottobre dello scorso anno da quattro contadini nigeriani originari dell'Ogoniland,   supportati dall'associazione ambientalista  Friends of the Hearth International con l’accusa di aver inquinato campi coltivati e corsi d'acqua dei villaggi di Goi, Oruma e Ikot Ada Udo fra il 2004 e il 2007. 

Solo un ricorrente su quattro ha vinto e otterrà un risarcimento da parte dell’azienda. Una buona notizia perché per la prima volta nella storia, una vittima degli abusi della Shell in Nigeria è riuscita ad aggirare tutti gli ostacoli per avvicinarsi a qualcosa che somiglia alla giustizia. Eppure di strada ce n’è ancora tanta da fare, leggiamo una valutazione della sentenza – riportata integralmente - della nostra collega Audrey Gaughran, direttrice del Programma Africa di Amnesty International.

 
Il verdetto emesso la scorsa settimana dal tribunale olandese sul caso promosso da quattro contadini nigeriani nei confronti della Shell per danni da inquinamento rappresenta una piccola vittoria, ma rivela anche le sfide reali che le vittime di inquinamento e di violazioni dei diritti umani devono affrontare quando sono coinvolte le multinazionali. I quattro contadini che hanno portato il caso in tribunale hanno visto i  propri mezzi di sussistenza distrutti dall’inquinamento prodotto dalla Shell.

Il tribunale si è espresso in favore di uno solo dei quattro contadini , affermando che in questo caso la Shell Nigeria ha violato l'obbligo di diligenza non avendo adottato misure ragionevoli per impedire a terzi la manomissione delle proprie condutture  (sabotaggio) che ha provocato una fuoriuscita di petrolio. La Shell ora dovrà pagare un risarcimento all’agricoltore colpito.

Il sabotaggio di oleodotti nel delta del Niger è una tra le cause di inquinamento ed è sicuramente quella che la potente macchina delle pubbliche relazioni dell’azienda ama di più tirare fuori, tuttavia molte fuoriuscite di petrolio si verificano poiché le condutture sono vecchie e maltenute e le dichiarazioni della Shell sul numero di sabotaggi che causano inquinamento è stata fortemente contestata dalle comunità locali e dalle Ong, tra cui Amnesty International.

Il verdetto è importante perché sostiene che la Shell non può più utilizzare la giustificazione del sabotaggio come se la società non ne avesse alcuna responsabilità e ciò avrà ampie conseguenze per le operazioni di Shell Nigeria. Il modo in cui l’azienda ha agito per prevenire il sabotaggio ora sarà attentamente monitorato, con un controllo particolare ogni qualvolta le fuoriuscite di petrolio siano attribuite ad atti di sabotaggio.

La decisione del tribunale è stata comunque un duro colpo per i tre contadini le cui rivendicazioni sono state respinte e rivela gli incredibili ostacoli che, dopo oltre mezzo secolo di inquinamento, la popolazione del delta del Niger si trova ancora a dover affrontare nella continua lotta per ottenere giustizia. 

I contadini sono stati messi di fronte al compito quasi impossibile di dimostrare i loro casi. I tre non sostenevano la tesi del sabotaggio ma quella delle perdite operative  (cioè dovute alla gestione degli impianti da parte dell'azienda) , una distinzione fondamentale per determinare il grado di responsabilità dell’azienda. Nel considerare le loro affermazioni, il giudice olandese si è basato sui report d’indagine delle fuoriuscite stilati dalla Shell.

Il processo investigativo sulle fuoriuscite di petrolio in Nigeria è fortemente lacunoso, come messo in luce dalle ricerche di Amnesty International. La Shell conduce tutti gli accertamenti sulle fuoriuscite dai suoi impianti, con un evidente conflitto di interessi. In teoria, i membri della comunità partecipano al  processo di indagine, nella pratica però, se la comunità non è d'accordo con la valutazione dell’azienda petrolifera, la Shell la ignora. Le comunità nigeriane non hanno accesso  a valutazioni indipendenti sulle cause delle fuoriuscite di petrolio né sul conseguente danno ambientale. Nonostante gli agricoltori coinvolti nel processo olandese abbiano presentato prove che mettono in dubbio le affermazioni della Shell relative al sabotaggio, queste sono state ritenute insufficienti. 

E’ senza dubbio vitale assicurare che vi siano requisiti forti e chiari per fornire elementi di prova a sostegno delle accuse. Tuttavia, abbiamo anche bisogno di capire come ‘livellare il campo di gioco’ quando le povere comunità colpite dalle attività estrattive si trovano ad affrontare potenti aziende dotate di risorse adeguate.

Nel caso giudicato dal tribunale olandese i quattro ricorrenti si sono trovati di fronte a un sistema giuridico in cui le barriere per ottenere giustizia sono molto elevate . E’ evidente che nel procedimento giudiziario gli agricoltori semplicemente non hanno avuto accesso alle informazioni e non avevano le competenze adeguate per mettere in discussione le affermazioni della Shell. In questo caso i ricorrenti avevano richiesto l'accesso alla documentazione della Shell che, credevano, avrebbe contribuito a sostenere le loro richieste.
 
La Shell detiene la maggior parte dei dati sulle perdite di petrolio e le relative misure. Secondo le norme olandesi, al fine di ottenere i documenti necessari dalla Shell, i contadini avrebbero dovuto praticamente dimostrare le loro affermazioni   prima dell’inizio delle udienze. La loro richiesta dei documenti essenziali è stata negata. Quando una delle parti è in possesso di tutta la documentazione, tali regole di trasparenza possono essere un ostacolo alla giustizia. E possono perpetuare le profonde disuguaglianze di potere.
 
E’ tempo che i tribunali inizino a riconoscere la significativa disparità delle ‘armi’ in questa tipo di casi e che interpretino e applichino le regole in modo da correggere gli eventuali squilibri.
 
La sentenza del tribunale olandese, inoltre, solleva preoccupazione per le gravi limitazioni presenti nel diritto nigeriano (la legge applicata in questo caso).  Friends of the Earth Netherlands, che ha supportato il caso, sostiene che la Shell deve essere ritenuta responsabile per la risposta inadeguata alle fuoriuscite di petrolio. Il tribunale ha ritenuto che, stando al diritto nigeriano, l’azienda ha la responsabilità per le conseguenze di una fuoriuscita, ma non per non essere riuscita a risponderne in modo adeguato. Si tratta chiaramente di un problema serio, dato che la bonifica ritardata e inadeguata dell’inquinamento da idrocarburi può notevolmente aggravare il danno per l'ambiente e per i diritti umani, soprattutto il diritto alla salute, al cibo, all’acqua e ai mezzi di sussistenza.
 
Nel 2011 , a seguito di due anni di valutazione scientifica dell’inquinamento da idrocarburi in Ogoniland, una regione del delta del Niger, le Nazioni Unite hanno messo in evidenza i problemi gravi e sistemici relativi ai processi di bonifica della Shell . Secondo il rapporto delle Nazioni Unite è evidente che la bonifica della contaminazione da petrolio da parte della Shell non raggiunge gli standard ambientali richiesti dalla legislazione nigeriana e addirittura neanche gli standard propri dell’azienda. Il fatto che la legge non sembri in grado di ritenere le aziende petrolifere responsabili dei danni ambientali in corso è una grave lacuna nella protezione a cui la Nigeria deve porre rimedio. La recente sentenza del tribunale dell’Ecowas che ha giudicato la Nigeria colpevole di non essere riuscita a regolamentare correttamente le aziende petrolifere e i loro impatti negativi, apre la porta per un rafforzamento del diritto nigeriano in questa area.
 
L'esito della vicenda giudiziaria olandese è una delle battaglie per la giustizia nel delta del Niger. Nonostante le difficoltà sopra identificate, il caso rimane comunque significativo perché mostra come una vittima sia riuscita a superare almeno alcuni ostacoli , sia riuscita a entrare in un tribunale europeo e a ottenere un livello di riparazione.
 
I ricorrenti sono anche riusciti a stabilire la giurisdizione dei tribunali olandesi sia sul capogruppo della Shell (l’azienda madre che ha sede in Olanda) sia sulla sua controllata nigeriana, creando un precedente positivo per le altre persone non olandesi che sono vittime di abusi da parte di aziende multinazionali olandesi. 
Si tratta di piccole ma importanti vittorie nella battaglia per la giustizia che sta guadagnando slancio.
 

 

 

 

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