World Economic Forum 2013

Il World Economic Forum 2013 si è appena concluso. Oltre 1000 ospiti, leader politici e religiosi e , rappresentanti delle organizzazioni internazionali, studiosi ed economisti di fama mondiale hanno discusso di crisi economica mondiale ma anche povertà e violazioni dei diritti umani.
Leggi il post di Martina Rogato del Coordinamento diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International.

 

Si è appena concluso, a Davos, il World Economic Forum che, ogni gennaio in Svizzera, riunisce le personalità più rilevanti del panorama politico ed economico mondiale in cinque giornate di tavole rotonde ed eventi per discutere le tematiche più cruciali dell'economia globale.

Oltre 1000 ospiti, tra leader politici e religiosi, rappresentanti delle organizzazioni internazionali, studiosi ed economisti di fama mondiale , riunitisi per “ridisegnare” le agende politiche ed economiche regionali e globali, e riadattarle alle sfide e ai cambiamenti dell'era più “complessa, interdipendente e interconnessa della storia dell'umanità”.

Tra i temi affrontati, non potevano mancare la crisi economica mondiale,  le strategie per far ripartire crescita ed occupazione e combattere le vulnerabilità della finanzia internazionale. Diversi sono stati inoltre gli interventi dedicati alle trasformazioni economiche e politiche di Africa e Medio Oriente e alle criticità e potenzialità delle economie emergenti.

Il World Economic Forum ha anche dato spunto a numerose riflessioni sui paradossi del mondo globalizzato , sul fenomeno della sperequazione sociale e sulla controversa correlazione tra povertà e violazioni dei diritti umani.

Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International, ha infatti ricordato i dati, sempre più allarmanti, sulle disuguaglianze sociali, soprattutto in paesi come la Cina, che pur registrando ogni anno un'accelerazione economica senza precedenti, continua ad accrescere le disparità sociali al suo interno.

In tutto il mondo la discriminazione di genere, status, razza e religione è molto diffusa. Questa discriminazione è spesso legata alla negazione di molti diritti economici e sociali delle persone che ne sono vittime .

Come nel caso del Delta del Niger , dove le comunità locali vivono prevalentemente di pesca e agricoltura, e che da oltre 50 anni, a causa dell'inquinamento causato dalle attività delle industrie petrolifere, vedono violato il loro diritto alla salute ma anche quello al lavoro e a uno stile di vita dignitoso.

Violazioni rese possibili dalla povertà; è come un cane che si morde la coda: un status di povertà latente inasprito dalle violazioni dei diritti umani.

 

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